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E' proprio vero, la vita non va come vorresti...
Ciò che vorresti ti sfugge, e chi ti dovrebbe stare vicino, non riesce a capire che avresti bisogno di lui. La mia sensazione è quella di precipitare in un baratro, in un pozzo, e non vedere la fine, il punto d'arrivo, d'atterraggio. Come si può pretendere da qualcuno un obiettivo importante, se d'altra parte non c'è la tranquillità interiore ed esteriore per poterlo raggiungere?
Ma quando si prende una decisione che coinvolge altre persone, la si dovrebbe prendere insieme, non si può decidere dei bisogni altrui. Non c'è dialogo, non c'è confronto, perchè quando si è convinti di qualcosa, non si riesce a vedere oltre, e chi ti sta vicino sta male, soffre decisioni che non sono sue, ma che deve accettare... e che infine accetta suo malgrado, e soffre perchè non viene capito... Anzi neanche vengono prese in considerazione le sue richieste.
Ci si arriva stanchi, demotivati, alla realizzazione dei propri desideri, che quando si realizzano non sono più desideri, nemmeno lontanamente ricordano in sè il desiderio, perchè ormai hanno perso la loro essenza primaria.
La tristezza ti è dentro, la mente è stanca, l'iniziativa manca, lenti distorte ti mostrano una vita che non è più la tua vita...
Passi le giornate a pensare, ad arrovellarti il cervello, e per che cosa? Tanto poi alla fine le cose restano sempre le stesse e non cambiano mai…
Ma ci potrà mai essere una luce nel fondo di questo stramaledetto pozzo !?!?!?
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BIANCO: colore delle origini, il bianco è associato al latte, nutrimento primordiale e universale. La principale proprietà del bianco, per questa ragione, è la neutralità, lo stato di tutte le cose possibili, il divenire. Considerato positivamente, suggerisce la pace, la purezza originaria, la verginità e la saggezza. Negativamente esprime la fragilità e la vulnerabilità. Allo stesso modo del nero, il bianco non è veramente un colore. Se il nero equivale all'assenza di luce, il bianco corrisponde alla totalità dei colori. Come il nero, il bianco suggerisce l'incognito, il passaggio da una dimensione ad un'altra.
NERO: poichè trattiene ed assorbe la luce, il nero si ricollega alle nozioni di interiorità e profondità. Sul piano della realtà esteriore, questo colore evoca le viscere della terra, sul piano psicologico, incarna l'inconscio e le oscure profondità della sfera psichica umana. Il nero corrisponde all'assenza di luce. Esso trae la forza del suo significato dal suo carattere insondabile. Il nero è il tunnel di cui non si vede la fine, il pozzo di cui non si sa valutare la profondità. Esso è al di dentro, all'interno, al centro. Bisogna scavare per trovarlo: il carbone, il petrolio, materie ricche e vitali, sono sepolte nel suolo. Il nero è l'oscurità che precede l'organizzazione del mondo, il caos primordiale che cede il posto alla luce. L'oscurità che genera apparenta apparenta il nero alle forze notturne e occulte. Esso allora rappresenta il lavoro latente del sogno, l'arresto delle attività esterne, l'espressione della vita interiore, il sonno del corpo, ma anche il risveglio dello spirito. Il nero è tutto ciò che non si conosce, ma che tuttavia esiste. Se il nero angoscia, è perchè rivela e potenzia una dimensione sconosciuta dell'essere.
ROSSO: di polarità Yang, maschile e positiva, il rosso è simbolo di energia e di vita per eccellenza. E’ il colore più dinamico. La sua proprietà vitale gli viene dal fatto che è il simbolo del sangue, prezioso a tal punto che la sua perdita provoca la morte. Il rosso è dunque necessario all’esistenza, in particolar modo all’esistenza fisica. Esso incarna il corpo e la materia. Allo stesso modo del sangue, il rosso si collega ai concetti di calore, fluidità e spessore. Contiene dunque un principio di forza e di potenza. D’altronde il rosso, analogamente al giallo, è illustrato dal fuoco. Solo che il rosso suggerisce il calore,mentre il giallo la luce. Il rosso è energetico e dispensatore di calore ma non luminoso. Il suo valore è fisico e materiale, non mentale o spirituale.
Il rosso incarna il desiderio. Il rosso presiede agli istinti come pure alle emozioni. Il rosso trattiene l’attenzione e si rivela un colore che non può passare inosservato. Aggredisce l’occhio e lo spirito.
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..." Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano.
E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra.
La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi.
Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. "lo credo - disse - che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso - disse - io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri."
Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura - quella che adesso chiamiamo ombelico.
Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra.
Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso - sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo.
Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna.
Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario.
Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche.
I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili.
Ed eccone una prova: una volta cresciuti, i ragazzi di questo tipo sono i soli a mostrarsi veri uomini e a occuparsi di politica. Da adulti, amano i ragazzi: il matrimonio e la paternità non li interessano affatto - è la loro natura; solo che le consuetudini li costringono a sposarsi ma, quanto a loro, sarebbero bel lieti di passare la loro vita fianco a fianco, da celibi. In una parola, l’uomo cosiffatto desidera ragazzi e li ama teneramente, perché è attratto sempre dalla specie di cui è parte. Queste persone - ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque - quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straodinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamoranc e non sanno più vivere senza di lei - per così dire - nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro.
Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza.
Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: "Che cosa volete l’uno dalI’altro?", e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: "Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune. Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?" A queste parole nessuno di loro - noi lo sappiamo - dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro".
Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola.
Il mito delle due metà, Platone, Simposio
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Amici miei, eccomi per annunciarvi che è in corso una improvvisa crisi esistenziale: chi sono? cosa sono? da dove vengo? e soprattutto dove stò andando?
Ecco il motivo per cui, cari amici, ho deciso di abbandonare questo mio look un pò gothico, per vestire i panni di una delle tante svampite che popolano questo mondo.
Ecco un elenco dei cambiamenti previsti per i prossimi giorni:
1 - smettere di leggere di storia e poesia e passare invece alle STRABILIANTI AVVENTURE DELL'ISOLA DEI FAMOSI, e alle FANTASTICHE AVVENTURE DI COSTANTINO edite su novella duemila a periodi alterni.
2 - intrattenere voi, amici miei, qui nel mio blog, con le mie, e sempre a lieto fine, avventure riguardanti lo sfrenato shopping del sabato pomeriggio, e di come finalmente mi sono aggiudicata l'ultimo modello della borsa di GUCCI !!!
3 - spegnere la tv durante i notiziari e accenderla solo ed esclusivamente durante la messa in onda delle telenovele. Ma solo quelle educative. Perchè io, non sembra, ma c'ho dei valori e adesso VOGLIO PURE LA PACE NEL MONDO !!!
4 - cambiare completamente questo terribile sfondo nero, che fa tanto serio, ed iniziare a scrivere magari con un bel rosa acceso, contornando i miei post da cuoricini palpitanti e farfalline svolazzanti.
Stà per cominciare la trasformazione, e per partire con il piede giusto, mi sono già comprata tutta la discografia di Gigi D'Alessio !!!
Per chi volesse farmi da agente, o comunque volesse proporsi per consigli e/o aiuto è pregato di lasciare commenti qui sotto.
Grazie
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Tata ha scritto della Vita del Circo
il 01 Ottobre 2008 alle ore 23.07
MA CHE CI AVEVATE CREDUTO !?!?!?
AHAHAHAHAHAH |
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Tata ha scritto della Vita del Circo
il 22 Settembre 2008 alle ore 09.29 |
ADESSO SI PARTE E SI VA AL POLIGONO !!!
UUUUUUUUU...
;-)
L'occhio e il senso della vista sono i veri protagonisti di Minority Report. E' infatti attraverso gli occhi e grazie al senso della vista che noi percepiamo la realtà. Una realtà che molto spesso viene a confondersi, ad unirsi inestricabilmente con la verità. L'occhio non può mentire, il senso della vista non può essere ingannato. Nulla di più falso. Nel futuro prossimo, ma anche nel presente, l'immagine che gli occhi percepiscono è un artificio, un scherzo, appositamente creato per dare l'illusione della realtà. La manipolazione delle immagini, della percezione del reale, è alla base della manipolazione della popolazione. Chi controlla le immagini, i media, controlla il mondo. Il futuro di Minority Report rappresenta un tempo di ciechi, di persone che guardano senza vedere, osservano senza capire. Paradossale è che la cecità della popolazione sia dovuta all'invasione delle immagini stesse, alla sovraesposizione alle immagini a cui i cittadini del futuro saranno sottoposti. Immagini invasive, immagini che sporgono dalla piatta superficie, che si estendono verso il mondo reale come i filmati olografici in tre dimensioni che riguardano il passato di Anderton, la droga quotidiana a cui si sottopone privatamente l'eroe pubblico, l'alfiere della Precrime. Le immagini non sono più solo e soltanto l'oggetto della visione, ma diventano loro stesse il soggetto che guarda. Uno scambio di ruoli che manifesta ancor più apertamente la cecità degli esseri umani. Le pubblicità che improvvisamente sbucano sulle pareti dei muri e si rivolgono personalmente ad ogni passante, ad ogni singolo cittadino, rappresentano visivamente questo sconcertante scambio di ruoli. Non è più l'occhio che guarda, ma è l'immagine che guarda l'occhio, lo scruta, lo scannerizza incessantemente. Questione di controllo, di sicurezza. Questione di un nuovo mercato dei consumi che non si rivolge più alla massa, ma al singolo individuo cieco di fronte all'immagine che lo investe a parole.
L'occhio non è più soggetto della visione, ma un oggetto, una porta aperta verso il cervello. In Minority Report l'occhio è l'identità, il personaggio, il ruolo. Non più impronte digitali, lunghi e dispendiosi esami del DNA, l'occhio, la retina sono la persona. Peccato basti un semplice trucco, un trapianto di occhi, per mandare in crisi il sistema di controllo. Il corpo non conta più nulla, i tratti somatici sono solo un pallido ricordo, un cittadino giapponese può tranquillamente avere le sembianze di Tom Cruise, l'importante sono i bulbi oculari. L'occhio diventa occh(IO). Passato attraverso un breve periodo di cecità, sbarazzatosi dei suoi occhi, della sua vecchia persona, John Anderton inizia a guardare, a vedere oltre le semplici immagini. "Can you see ?" continua a ripetergli come in una snervante litania la Precog Agatha. Proprio questo passaggio dalla prima fase del guardare, dalla semplice attività fisica di osservare, alla successiva attività mentale del vedere permette ad Anderton di scoprire le manipolazioni e le lotte di potere che si celano dietro la Precrime. Vedere significa intendere, conoscere, capire. Sapere andare anche oltre la superficie translucida delle immagini trasmesse in continuazione dai precognitivi. Anderton riesce a scoprire l'assassinio compiuto da Lamar Burgess e la conseguente macchinazione costruita per inibire lo stesso Anderton, leggendo ed interpretando come segno discordante all'interno dell'allucinazione di Agatha, la diversa direzione delle increspature della laguna causate dal vento nel punto in cui (ri)avviene l'omicidio di Ann Lively, la madre di Agatha. La trama della detection si conclude grazie al passaggio di Anderton dal primordiale guardare al più maturo e cosciente vedere. Rimane insita nel film la presenza ossessiva delle immagini, di qualunque specie, dalle superfici riflettenti alle superfici translucide che lasciano penetrare lo sguardo, lasciano filtrare le immagini liquide, per poter poi assorbire e metabolizzare l'atto stesso del vedere. Gli oggetti del futuro saranno quindi in grado di assumere una personalità ben più marcata dei cittadini, rubando loro il senso della vista, la possibilità di capire ed interpretare le cose. Inevitabilmente il Rapporto di Minoranza del futuro sarà la razza umana.
tratto da reVision
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Tata ha scritto della Vita del Circo
il 14 Settembre 2008 alle ore 12.50 |
Poichè provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato, come sono, di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento.
Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io, stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo.
Vado alla deriva come una nave priva del nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga nè chiave che mi rinchiuda, cerco chi mi è simile e mi unisco così ai malvagi.
Carmina Burana
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Tata ha scritto della Vita del Circo
lo 08 Settembre 2008 alle ore 09.41 |
Persone apparentemente sicure di sé si rivelano fragili se aggrediscono verbalmente gli altri.
Tratto da un articolo del Corriere della Sera
ATLANTA (GEORGIA) - C’è chi ha una buona opinione di sé, si accetta, ha fiducia nelle sue capacità e sa di potercela fare in tutte le situazioni della vita. C’è chi, invece, la pensa proprio all’opposto, ha paura degli altri e del loro giudizio, ha difficoltà a controllare le emozioni, non crede in se stesso. E va bene: fin qui si sapeva. Ma adesso gli psicologi dicono: non tutti quelli che hanno un’alta autostima sono uguali. Non sempre «alta» significa «sana». C’è chi ha un’alta autostima particolarmente «forte» e chi invece ce l’ha sì alta, ma con caratteristiche tali che in pratica lo rendono simile a chi ce l’ha bassa. E mentre i secondi tendono ad aggredire verbalmente gli altri quando si sentono in competizione o minacciati in qualche maniera, i primi non lo fanno.
RAPSODIA IN BLU - A questo proposito si racconta un aneddoto che vide protagonisti Oscar Levant, pianista e attore famoso per le sue battute mordaci, e George Gershwin, autore, tanto per citare solo due delle sue composizioni, di «Rapsodia in blu» e di «Un americano a Parigi». Dopo aver ascoltato Gershwin suonare con successo per un’intera serata le sue composizioni a un party, Levant, non nascondendo una certa gelosia, chiede acidamente a Gershwin se non corresse il rischio di innamorarsi di se stesso. Due persone, con una grandissima opinione di sé, ma solo Gershwin alla fine ci ha lasciato musiche indimenticabili. L’acida battuta dell’altro nascondeva, alla fine, una personalità più fragile di quanto non apparisse. Spiega Michael Kernis, psicologo all’Università della Georgia e autore di una ricerca, dedicata a questo argomento, appena pubblicata sul Journal of Personality: «Con la nostra ricerca abbiamo dimostrato che avere un’ alta stima di sé del “tipo” che abbiamo definito “fragile” è come avere una bassa stima di sé. Le persone tendono a compensare questa loro fragilità e a vincere le loro incertezze con un’esagerata tendenza a difendersi dalle critiche attraverso la parola».
UNA VITA FELICE - Il ripensamento sul concetto dell’autostima da parte degli psicologi, si sta dunque facendo strada, soprattutto da quando si sono cominciati ad analizzare i comportamenti aggressivi. Fino a ora, infatti, un’elevata stima di sé era sempre stata valutata positivamente e ritenuta importante per una vita felice e produttiva; adesso i ricercatori hanno capito che ci sono molteplici forme di autostima e che soltanto alcune sono legate ad atteggiamenti psicologici positivi. Adesso gli studiosi hanno cominciato ad analizzare il momento in cui un’elevata stima di sé può diventare negativa. Una persona comincia a mostrare il lato «debole» della sua alta autostima quando ricorre all’aggressione verbale (anche sotto forma di battute) ogni volta che le sue opinioni, credenze o valori vengono minacciati.
TRE FASI - Così hanno concluso gli psicologi dell’Università della Georgia dopo aver studiato un centinaio di studenti in tre differenti fasi: la prima che doveva valutare il livello di autostima, la seconda la stabilità della loro alta autostima dal momento che quanto più è instabile tanto più risulta poi fragile. La terza comprendeva interviste sulle esperienza di vita che servivano a misurare la cosiddetta verbalizzazione difensiva. «Potenziali pericoli – ha commentato Kernis – sono vissuti più negativamente dagli individui con bassa stima di sé o con alta autostima ma fragile che da quelli con alta e stabile autostima. Ecco perché i primi mettono in atto sistemi per contrastare questi potenziali pericoli e gli altri, invece, si accettano nel bene e nel male , si sentono meno minacciati, sono meno propensi a difendersi biasimando gli altri».
Conclusioni: la sensibilità alle critiche di chi appare invece sicuro di sé e il mettersi sulla difensiva con le parole è indice di fragilità, di uno scarso benessere psicologico e di una vita povera di soddisfazioni.
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Tata ha scritto della Vita del Circo
il 06 Settembre 2008 alle ore 07.47 |
A volte mi stupisco ancora di me stessa. Stranamente in questi giorni non mi è di nessun aiuto parlare, confidarmi.
Come un fulmine a ciel sereno, come una visita inaspettata, una notizia improvvisa.
E' come nella boxe, ti arriva un colpo ben assestato, e sei ko.
Sai che ti rialzerai.
Ma decidi di startene un pò li, sdraiata, scomposta al centro del ring.
L'unica forza su cui puoi contare per rialzarti sono le tue gambe. Anche se dovessi invocare aiuto, anche se mille fossero le mani tese verso di te, solo sulla tua forza potrai contare, e solo sulle tue gambe ti potrai rialzare.
Sei li, sdraiata, occhi al cielo, molle e scomposta, e per quanto a volte possa essere tremendamente triste devi stare stesa da sola.
E' solo questo di cui hai bisogno.
Sono sempre stata brava a schivare, quindi non mi faccio poi così male.
Essere una boxer nella vita è una fortuna. Chi non ci è mai stato in mezzo al ring è destinato a morire.
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Rieccomi, sono tornata. Dopo alcuni giorni di ferie eccomi ancora qui a girovagar tra tende e carrozzoni, tra giocolieri e saltimbanchi.
Ed oggi, con immensa gioia, ho il piacere di informarvi che un nuovo cucciolo si è aggiunto alla schiera dei miei adorati animali, qui nel mio amato circo !!!
Per ora è un pò timido, deve ancora ambientarsi, dategli tempo e sono convinta che fra pochi giorni potrete ammirarlo in tutta la sua puffosità !!!
Un Bacio a tutti Voi, amici miei...
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Me ne andrò dal mio Amato Circo per qualche tempo... (vado in ferie) mi raccomando siate rispettosi della mia casa nel periodo in cui sarò assente e a voi, Amici miei, chiedo il favore di badare ai miei piccoli animali... :-)
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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, quando è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Martha Medeiros
Tata ha scritto della Vita del Circo
il 12 Agosto 2008 alle ore 10.14 | |
Numero presente in tutte le superstizioni, il tredici incarna i disordini che portano ai grandi cambiamenti. Esso è l'elemento che, con l'aggiunta di un'unità al dodici, spezza la ciclicità e obbliga alla trasformazione radicale.
Poco importa che si aderisca o no alla credenza del potere benefico o malefico che la tradizione popolare gli attribuisce, ciò che è certo è che il tredici non lascia indifferenti e che fa parte dei comuni pregiudizi.
Il tredici è in effetti uno di quei numeridi cui si potrebbe dire che appartengono al patrimonio culturale collettivo, nella misura in cui esso fa parte della tradizione popolare. Non è il prodotto di un individuo particolare, ma di tutti indistintamente. Chi non ha sentito parlare della superstizione legata al tredici? Non che tutti lo considerino un numero che porta male ma, a differenza degli altri numeri, il tredici trova una risonanza nell'inconscio di ognuno.
Il significato negativo del tredici ha probabilmente origine nell'Ultima Cena, posto che il Cristo condivise con i suoi dodici apostoli e alla fine del quale fu denunciato e crocefisso. Essere in tredici a tavola è da allora diventato oggetto di veri timori; infatti il tredicesimo convitato, secondo la credenza, sarebbe destinato a morire entro l'anno.
Si narra anche che il re Filippo il Macedone fece aggiungere, durante una parata, la propria statua a quelle dei dodici più importanti della mitologia greca. Il giorno stesso egli fu assassinato a teatro. In sintonia con quanto detto finora. la Cabala cita tredici spiriti del male.
D'altra parte, il tredici si presenta proprio come la rottura dell'armonia instaurata dal dodici (i dodici apostoli, i dodici segni zodiacali, i dodici mesi dell'anno...). E' infatti detto "aritmico" perhè rompe la legge dell'equilibrio e della continuità. L'unità, che si aggiunge al dodici, costituisce un elemento di destabilizzazione e rompe l'equilibrio ottenuto.
Ciò è confermato dalla sua riduzione: 13 = 1 + 3 = 4. Se il quattro illustra l'equilibrio, la stabilità e la certezza, il tredici illustra al contrario lo squilibrio, l'instabilità e l'incertezza. Tuttavia la riduzione indica ugualmente la necessità del cambiamento. La stabilità ha bisogno talvolta di essere interrotta per poter evolvere e per poter trovare un nuovo equilibrio.
La superstizione è forte a tal punto che negli Stati Uniti non esiste un posto n.13 negli aerei, nè una camera 13 negli hotels e neppure un tredicesimo piano negli edifici. Venendo a rafforzare la paura ispirata dal numero, il fallimento della missione Apollo 13 fu visto come la prova dell'aspetto malefico del numero. La contro-superstizione ne fa invece un numero che porta bene, e le estrazioni speciali delle lotterie hanno saputo trarne profitto in maniera consapevole. Esso allora è investito degli stessi poteri eccezionali ma in compenso, stavolta, la sua carica è positiva.
Tata ha letto le vostre carte
l' 11 Agosto 2008 alle ore 17.13 | |
Cari amici, oggi vi parlerò del DESTINO. Beh, io non ci credo molto. Esso è un modo per prendere atto superficialmente degli avvenimenti quotidiani, sia quelli che coinvolgono l'intera società sia quelli che riguardano i singoli. Facciamo un esempio: poniamo il caso che io abbia un appuntamento di lavoro presso un ufficio in centro, la cui distanza temporale da casa mia è di dieci minuti a piedi, alle ore 9. Inizialmente avevo deciso di cominciare a camminare alle 8:45. Poi, per paura di arrivare in ritardo, opto per le 8:40. Esco dal portone a quell'orario ed un'auto guidata da un ubriaco mi investe e mi uccide sul colpo. Molti commenterebbero l'accaduto in questo modo: "Pover'uomo...il destino gli ha riservato una così tragica fine..."
Miei cari amici, non è certo colpa del destino o del fato. In realtà è colpa della mia seconda SCELTA, modificata rispetto alla prima. Ebbene si: le azioni di un uomo, misurate dal tempo, prendono le mosse dalle scelte che poniamo in pratica, non certo da quelle che lasciamo all'astratto. Non siamo burattini nelle mani di Dio, come può pensare qualche credente, assertore del principio del servo arbitrio. Siamo totalmente responsabili di noi stessi, siamo liberi di scegliere l'azione, opportuna o meno, giusta o sbagliata. La nostra caratteristica principale è il libero arbitrio. Il destino ineluttabile non è che una invenzione da lasciare ai tragediografi dell'antica Grecia. E non crediamo ad Hegel, ad esempio, e all'astuzia della sua ragione, che governa il mondo in modo provvidenziale. Il filosofo tedesco, infatti, riteneva che gli uomini si distinguono in due categorie fondamentali, quelli più importanti e quelli meno importanti, i primi che sono in grado di modificare lo stato delle cose, facendo progredire il mondo, i secondi che al contrario tendono a conservarlo, ma comunque mossi da una volontà estranea ed esterna alla loro. No, miei cari amici, io io non la penso in questo modo, così come già ho detto prima. L'uomo è padrone della propria vita, ed il presente, ovvero il momento stesso in cui stiamo vivendo, non è che il risultato di tutte le scelte che abbiamo fatto in precedenza.
Ora Vi saluto, e Vi lascio con questa frase di Epicuro:
"La divinazione non ha un fondamento reale, se lo avesse gli eventi non sarebbero in nostro potere".
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Umani dotati di poteri straordinari e vampiri si affrontano per mantenere la tregua ormai millenaria tra le forze della Luce e le forze delle Tenebre. I guardiani della notte sorvegliano le gesta dei vampiri impedendo che possano uccidere persone innocenti, allo stesso tempo gli esseri notturni controllano i guardiani della luce. Un'antica profezia prevede che, all'arrivo di un Eletto, l'equilibrio tra i due poteri sia destinato a spezzarsi in favore di una delle due fazioni che, in seguito a una guerra apocalittica, dominerà l'altra. Quel momento è ormai giunto e il messia dovrà scegliere da che parte stare.
Tratto dall'omonimo romanzo di Sergej Luk'janenko, il fanta-horror che non ti aspetti arriva dalla Russia. Delprimo e del secondo libro (I Guardiani della Notte e I guardiani del Giorno) sono già stati prodotti i film.
Nel Bene si annida il Male e anche nel Male è possibile trovare un po' di umanità e di bontà: è questo che ci racconta il film di Bekmambetov e il tema della contrapposizione non manichea tra i due poteri è uno degli aspetti più interessanti di tutto il film che trascina lo spettatore in un mondo affascinante e oscuro; un cammino a volte reso difficoltoso da una trama così complessa, da essere di ostacolo alla comprensione della vicenda, ma se si pone attenzione alla vicende tutto risulta essere semplice...
Tata ha dato il suo ultimo spettacolo
lo 07 Agosto 2008 alle ore 20.22 | |
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" Se ci fossero infinite stelle, uniformemente distribuite,
la loro luce congiunta dovrebbe essere infinita
e il cielo notturno non potrebbe essere buio".
Tata ha dato il suo ultimo spettacolo
il 07 Agosto 2008 alle ore 19.12 | |
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Il Manicheismo si basava sulla netta divisione della realtà in due principi opposti in lotta tra loro: il Bene ed il Male, o meglio, la Luce e le Tenebre.
All'origine dei tempi il regno delle tenebre invase il regno della luce e, dalla loro commistione, ebbero origine il mondo e gli uomini. I due principi, quindi, coesistono negli uomini, la cui unica possibilità di salvezza consiste nel separarli completamente, in modo da potersi riunire con il "re della luce", simile al Dio gnostico.
Da esso emanarono dei messaggeri che dovevano insegnare agli uomini a scoprire la Luce che era in loro.
Guardatevi bene, caro amici, dal concepire il mondo in chiave manichea. Non c'è tutto bene da un lato e tutto male dall'altro, quantunque le interazioni sono basate sul conflitto fra queste due forze dinamiche. Penso, infatti, che il mondo non sia nettamente spaccato in queste due categorie, ma che lo siano gli uomini nel loro animo.
Ci sono uomini del tutto cattivi, uomini del tutto buoni, uomini a volte cattivi ed a volte buoni. I difetti, infatti, sono in noi, non nelle cose.
E voglio parlarvi, cari amici, in primo luogo dello gnosticismo, un termine usato dagli studiosi per raggruppare una serie di dottrine religiose del II e del III secolo. Il nome deriva dal greco gnosis, che significa "conoscenza". Sono gnostiche le religioni che mettono l'accento sulla necessità della vera conoscenza per essere salvato e predicano la vera conoscenza di se stessi.
Solo quando si conosce veramente se stessi si può essere liberati dai mali di questo mondo, che sono quelli dell'esistenza materiale.
La fuga è possibile solo con la reale conoscenza di se stessi. Fuoriuscendo dalla dimensione spirituale dello gnosticismo, conoscere se stessi è davvero il modo per essere liberati dal male, che definirei alla Montale, cioé il mal di vivere.
E' infatti vita quella basata sulla mera apparenza?
Ci si può guardare con fierezza allo specchio se si esiste nella società, mentendo sulla propria forma mentis e sul proprio modus cogitandi?
No, non lo è.
Cari amici, siate Voi stessi sempre e comunque. E se non sai chi sei, conosciti. Se è indipensabile, mettiti da parte per un pò, allontanati dall'ambiente in cui capisci di aver dato troppo spazio all'apparenza. Non perseverare nell'errore, in quanto il rischio conseguente potrebbe essere l'accumulo di stress ed ansia, l'impossibilità ad interagire con chiarezza e lucidità, il mal di vivere, la depressione.
Tata ha dato il suo ultimo spettacolo
lo 02 Agosto 2008 alle ore 7.58 | |
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Benvenuti
signori e signore
nel mio umile circo.
Qui,
in un grande tendone bicolore,
l'arena di sabbia che accoglie artisti e animali,
lo zucchero filato e i popcorn e la famiglia tutta intera a maravigliarsi.
La magia dei profumi e di persone poco ordinarie,
saltimbanchi e trapezisti
a offrir sorrisi dipinti sul volto degli spettatori.
Il circo ha questo potere,
donare spensieratezza
immergendo il visitatore in un parco divertimenti ricreato appositamente per lui,
offrendogli estremi impensati e il sorriso dei suoi clown.
Ma questo non è il solito circo... L'atmosfera immaginifica, che normalmente viene offerta dai clown
viene qui stravolta dalle orrende stranezze degli abitatori di questo magico mondo.
Emarginati, storpi e figure deformi
si aggirano tra gabbie coperte di pesanti drappi in velluto,
posti per celare chissà quale bestia affamata ed orrenda.
Scenari immersi nella nebbia, causano spaesamento e paura.
La nebbia, che nella sua umida e ovattata forma, è sradicamento e lontananza,
ed evocatrice di morte
come presenza costante del nostro vivere.
Che abbia inizio lo spettacolo:
decine di piatti vorticano traballanti
su altrettanti stecchi alti un paio di metri.
Un ghigno sottile appare sul volto del giocoliere
che volge il suo sguardo verso di me
facendomi capire che la soluzione
è mescolare la luce con le tenbre,
l'orizzontale con il verticale,
in un equilibrio irrimediabilmente instabile...
L'inaudita fragilità delle cose e dei tempi,
presa di coscienza per la quale
la spensieratezza del circo tradizionale
lascia il posto alle funeste visioni
di un circo anomalo e diabolico...
Benvenuti
signori e signore
nel circo degli spettacoli sinistri,
teatro di bizzarrie
e di stranezze.
Intraprendete questa visita
ma attenzione
potreste non trovare la strada del ritorno...
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Mmmmm...
Mi sa che qui sà da cambiare qualche cosa...
Adesso ci penso e revisiono un pò questo blog...
Monitor permettendo... che si spegne ogni 3x2... grrrr..
Diamogli una botta di vita !!!
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